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storia buggy

Sono sempre stato un fan dei Dune Buggy, nei anni 70 ne ho fabricato uno, era molto bello, mi piaceva tanto...anche se le mie saldature non erano dei migliore....poi nel 86 a Fortalezza in Brazile ho affitato un Dune Buggy per fare il pazzo sulle dune di sabbia, divertendomi come non pochi...Poi la canzone Dune Buggy e stata scritta e cantata da amici miei "Gli Oliver Ognions" che sono i produttori di Elisa di Rivombrosa e di tanti altri telefilms. I Fratelli De Angelis...Con affetto a tutti gli appassionati pazzi come il nostro Ezio, un abbraccio.Jocelyn www.jocelyn.tv

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STORIA DI MARIO ZODIACO COSTRUTTORE DI DUNE BUGGY

Egregio Signor Ezio,
la ringrazio per la cortese e gratificante risposta e complimeti, ancora, per la bella iniziativa.
In allegato, le invio alcune delle foto “storiche” della mia produzione e, di seguito, una sintesi della storia delle dune buggies italiane (la stessa cha ho inviato qualche tempo addietro ai suoi colleghi di “dunebuggy.it”).
Nel 1968 (avevo 25 anni), quando ancora lavoravo con mio padre, nella sua impresa di costruzioni edili, vidi una pellicola, “il caso Thomas Crown”, dove il protagonista, Steve Mc Queen utilizzava, appunto, una buggy.
L’ ”amore”, per così dire, fu a prima vista. Rividi la pellicola altre quattro volte e, tra me e me, cominciai a sognare di poter, un giorno, averne una tutta mia.
Visto che con mio padre, nel lavoro, non andavo molto d’accordo, nello stesso anno decisi di separarmi da lui e mettermi in proprio e, visto che, da sempre, avevo la passione per i motori, con pochi soldi e molti sacrifici, aprii a Bologna un piccolo salone di rivendita di auto di tutti i tipi, che chiamai “All Cars”.
Frattanto l’idea della buggy continuava nella mia mente, fino a quando, racimolato un piccolo gruzzolo, andai in California e comprai un kit basico del buggy più classico della Dynamic e lo mandai in Italia.
Come arrivò, cominciai ad assemblarlo, essenzialmente di notte, perchè di giorno dovevo cercare di vendere più automobili possibili per pagare le spese, per me enormi in quell’epoca.
In settembre del ’68 la prima buggy era pronta e, finalmente potevo tirarla fuori dalla piccola officina di un amico meccanico, nella quale l’avevo assemblata e, montata una delle targhe “Prova” (che possedevo come vendita di auto), mi lanciai per il primo giro di prova. Era fantastico la sensazione di libertà e di leggerezza era incredibile.
Tutti guardavano la nuova “creatura” ed io mi sentivo come un re.
Arrivai a casa mia per togliermi un poco del grasso che avevo addosso e parcheggiai il buggy proprio davanti alla porta (abitavo nel centro di Bologna).
Mentre ero in bagno sentì vari claxon provenire dalla strada. Pensando ad un incidente, mi vestì per uscire e vedere cosa stava succedendo.
Quando aprii il portone, non potevo credere ai miei occhi: il traffico era bloccato perchè una piccola folla stava guardando la mia fiammante buggy.
In quel momento intuì tutta la potenzialità di quella macchina. Cominciai, quindi, a muovere i primi passi per arrivare a metterla sul mercato.
Dopo pochi giorni, dopo aver parlato con Beppe Seragnoli, proprietario della Sails Boats che costruiva barche a vela, smontai nuovamente la buggy, modificai un poco la carrozzeria e la consegnai alla Sails Boats per la costruzione dello stampo.
Dopo qualche mese la Sails Boats mi consegnò due carrozzerie. Ora mancavano tutti i particolari, dal parabrezza, ai cerchi, alle gomme, ai sedili, ai fanali e centinaia di altri piccoli pezzi, purtroppo tutti fondamentali.
Il lavoro fu titanico, specialmente se si pensa che i soldi che avevo a disposizione erano pochissimi e, che, durante il giorno, per guadagnarmeli, dovevo continuare a vendere automobili, il più possibile.
Comunque, in maggio del ’69 avevo due automobili pronte e, più che altro avevo già trovato tutti i fornitori disposti ad aiutarmi per poter mettere in produzione le dune buggies.
Pochi giorni dopo, costituì la società Autozodiaco S.r.l., per al costruzione di automobili e fusi i due nomi, All Cars e Autozodiaco, in quanto le vendite continuavo ad effettuarle nel mio piccolo salone, la All Cars , appunto.
Intanto i giornali avevano cominciato ad interessarsi alle buggies e le dedicavano spazi sempre più ampli.
In novembre mi fu richiesto da una fabbrica di batterie di esporre una delle mie vetture nel loro stand al Salone dell’Automobile di Torino.
Come il Salone aprì, il successo fu immediato e mi cominciarono ad arrivare le prime richieste che, via via, diventavano sempre più numerose. Ora tutti volevano una buggy, cantanti, attori, personaggi dello sport, ecc. ma, soprattutto, agenzie pubblicitarie, per reclamizzare i prodotti più disparati.
Il problema, ora, era l’omologazione della ventura.
Il Ministero dei Trasporti vincolava il permesso all’omologazione al beneplacito ufficiale della Volkswagen, in quanto usavo i suoi telai accorciati e, quindi, potenzialmente pericolosi.
La Volkswagen, che in un primo momento si era dimostrata favorevole alla costruzione in serie delle buggies, quando fui a sollecitarle il richiesto beneplacito, evidentemente, non mi giudicò all’altezza di una produzione di serie ufficialmente patrocinata da lei e mi rifiutò il permesso.
Potrete immaginare la mia disperazione: avevo centinaia di richieste, la fortuna ad un passo, ma non potevo farla mia.
Mi dissi che in qualche maniera dovevo trovare una soluzione per ovviare il “gran rifiuto”.
Me ne andai a Roma, al Ministero dei Trasporti e mi feci dare tutti i fascicoli inerenti le omologazioni concesse dal 1945 al 1969. Me ne lessi delle centinaia, dai trattori alle biciclette e, finalmente, dopo quattro giorni di ricerche, ne trovai una, datata 1947, riguardante i camions americani ai quali si accorciava il telaio per trasformarli in “dumpers” escavatori, ecc.
Per l’omologazione di tali camions no era necessario il permesso della casa madre, per cui, mi dissi, se la legge non era cambiata, doveva essere uguale per tutti e, quindi, avrebbero dovuto dare il permesso anche a me.
Ed, in effetti, così fù: in ottobre del 1969, anche se con l’obbligo di far visionare ogni ventura dal PRA di Bologna, potevo finalmente stampare il telaio *AZ 00001*: il sogno si stava trasformando in realtà.
Ora sorgeva un’altro problema: dove costruire le buggies e con quali soldi.
Mi associai con un amico Paolo Pazzaglia di professione, mi risulta, a tutt’oggi “Play Boy” però rampollo di una famiglia bolognese molto facoltosa, con il quale accordai che il sottoscritto si sarebbe occupato di tutto, mentre lui, solamente avrebbe finanziato quanto necessario per produrre le macchine, fino ad arrivare all’autofinanziamento.
Per quanto riguardava, invece il dove costruirle, mi accordai con una officina meccanica bolognese, la “Mirage”, al proprietario della quale avrei pagato un tot per ogni buggy assemblato.
Fortunatamente o sfortunatamente (come vedremo più avanti), quando annunciai a tutti i potenziali clienti delle buggies che ne iniziavo la produzione in serie, nel giro di pochi giorni, mi arrivarono 109 anticipi, con i quali mi auto-finanziai.
Così Paolo Pazzaglia non dovette tirar fuori neppure un centesimo ed, egualmente, si trovò proprietario del 50% dell’Autozodiaco.
Per motivi che potrei definire di “protagonismo” (la ditta portava il mio nome ed ovviamente i giornalisti intervistavano il sottoscritto) l’amico Pazzaglia cominciò a cercare di screditare, apparentemente, gratuitamente la ditta, a tal punto che mi vidi costretto a proporgli di liquidarlo.
Stranamente, Pazzaglia accettò immediatamente e, quindi, lo liquidai con una cifra per me, all’epoca, enorme. In poche parole, senza nulla spendere, in pochi mesi si era guadagnato più di 80.000.000 di lire.
Comunque, visto che le cose andavano a gonfie vele, non mi spaventava rimanere solo.
All’improvviso, però, una mattina il mio direttore di produzione mi telefonò per avvisarmi che era sparita dal deposito dell’officina la prima buggy, quella “particolare” col telaio *AZ 00001*.
Chiamai la Polizia e feci la denuncia di rito.
Qualche giorno dopo, mi arrivò una segnalazione che la buggy nº 1 si trovava nel garage della casa di Paolo Pazzaglia.
Mi nascosi fuori dalla sua villa con la machina fotografica pronta e quando aprì la porta del garage apparve la mia buggy. Ovviamente la fotografai e con le foto ritornai alla polizia, la quale, ottenuto il mandato, perquisì la villa e sequestrò la mia buggy nº 1. Il numero del telaio, però era stato cancellato ed al suo posto era stata impressa una nuova sigla (solo due anni dopo si arrivò al processo).
Pochi giorni dopo “Bimbo” (così era soprannominato il proprietario dell’Automirage mi disse che per “motivi personali” non avrebbe più continuato ad assemblarmi le buggies.
In altre parole il mio ex amico e socio mi aveva rubato la buggy nº 1, particolarmente e minuziosamente “preparata”, per omologare rapidamente, con sicurezza e senza intralci la nuova “Mirage”.
Il piano, almeno sulla carta, era perfetto: mi aveva lasciato senza officina dove costruire le buggies, con pochissimi soldi e, come se non bastasse, era a conoscenza di tutta la mia organizzazione di vendita.
Fortunatamente ai pochi giorni trovai un accordo con i proprietari della Giannini (che all’epoca preparava le 500 Fiat) e cominciammo immediatamente l’assemblaggio delle “Deserter” nel loro stabilimento di Roma.
Cosí è come è nata l’Automirage.
Intanto, per il sottoscritto assemblare le buggies a Roma era una vera agonia, dovevo recarmi da 3 a 5 volte la settimana a Roma, oltre al fatto che la “puntualità” romana è ben conosciuta.
Fu così che, qualche mese dopo, trasferì la fabbrica a Pianaoro (a 8 km. Da Bologna) dove, lasciata definitivamente la All Cars, trasferì anche gli uffici commerciali.
“Casualmente”, quando lasciai Roma, nacque la “Puma” e la Giannini.
Comunque, finalmente avevo messo in piedi una vera e propria fabbrica e potevo dedicarmi allo studio di altri modelli più “italianizzati”.
Nacquero così la “Damaca” (il disegno della quale lo avevo affidato a Tom Tjaarda, già progettista della “Pantera” De Tomaso), il cui nome, “DAMACA” fu scelto attraverso un concorso organizzato in collaborazione con Autosprint e vinto da un tale Carlo Maddalena, di Palermo. DA.MA.CA. significa, infatti, dato DA MA (x Maddalena) CA (x Carlo) il quale vinse, appunto, una Damaca.
Seguirono la “Squalo”, la trasformazione “California” e la” Kirby”. Qust’ultima nacque per la richiesta della Fabbrica Skoda di costruire una buggy con la sua meccanica.
Anche sotto il profilo delle vendite le cose non andavano male, giacché nel 1973 fui contattato dalla BMW Italia, con la quale arrivammo ad un accordo, per la distribuzione esclusiva delle mie vetture attraverso la sua rete di vendita.
Nello stesso anno comprai anche ad una piccola fabbrica Rubiera (tra Modena e Reggio Emilia) e fondai la “Motozodiaco” per la fabbricazione di motociclette e tricicli con grandi ruote.
Alla fine del 1974 mi fu offerto di vendere le fabbriche, cosa che, data l’allettante cifra, accettai.
Dopodichè mi associai all’amico Sandro Munari, per fabbricare oli lubrificanti, con la “Sandro Munari Motor Oil” ed abbigliamento sportivo con la “Sandro Munari Sport Line”, poi, sul finire dello stesso anno “inventai” e cominciai ad organizzare il Motor Show di Bologna con la collaborazione di Sandro Munari, Giacomo Agostini, Niki Lauda e Renato Molinari, attività che ho poi venduto nel 1981, ad Alfredo Cazzola
Da quel momento, ho lasciato l’Italia per “girovagare” per il mondo in barca a vela e per poi “approdare” a Panama dove vivo da molti anni.
Ovviamente, esistono migliaia di aneddoti e fatti, belli, meno belli e brutti, legati alle mie attività ed alla mia vita (con i quali, però, non voglio tediarla), ma, in sintesi questa è la storia delle buggies.
In allegato le manderò alcune foto che sono quelle corrispondenti alla presentazione ufficiale di ciascun modello. Ne manderò alcune alla volta, perchè, se le mando tutte assieme, sovraccarico il mio computer che, a volte, si blocca (abito in campagna dove, ancora, si usa il sistema dial-up).
Per quanto riguarda una mia eventuale visita in Italia, grazie per l'invito. Non mancherò di avvisarla.
Cordialissimi saluti.
Mario zodiaco
PS.: sappia scusare qualche piccolo "lapsus" dovuto ai tanti anni passati dagli eventi ed eventuali errori ortografici, dovuti ai molti anni di vivere fuori dall’Italia.



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